IN CITTA’ CON “MANGIOPARMA”

Ci è piaciuta molto la visita di Parma che ci è stata offerta dal progetto “MangioParma”.

Le cose che ci ha detto Giacomo e che ricordiamo meglio le abbiamo elencate qui:

1- Il Duomo è fatto di roccia arenaria, con il tetto a capanna. Due leoni stanno davanti alla porta e osservano che non entri il demonio. Il pavimento è di marmo rosso con dentro le conchiglie fossili. Dentro abbiamo visto la deposizione di Gesù fatta da Benedetto Antelami (1178).

2- Il Battistero è fatto di marmo rosso di Verona. La vasca del battesimo è fatta di un solo pezzo e ha otto lati come il  Battistero. E’ stato fatto da Benedetto Antelami nel 1196.

3- Monastero di San Giovanni: abbiamo visto la biblioteca dove i monaci copiavano i libri . Alle pareti c’erano e ci sono ancora le cartine geografiche che servivano a conoscere i luoghi.

4- Museo diocesano: abbiamo visto il mosaico, gli angeli, la regina, il re, i leoni, i muri degli antichi romani e i resti trovati sotto terra.

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Laboratorio “Fare con le parole”

sensi che aiutano a scrivere
Gli esercizi sensoriali hanno lo scopo di stimolare concretamente, attraverso i cinque sensi, il bambino alla percezione e all’osservazione di tutto ciò che lo circonda e che spesso dà per scontato. Da qui si passa poi alla stimolazione alla creazione a alla percezione del sé e dell’altro in rapporto alle cose a e alle persone: un piccolo cammino verso la consapevolezza.
Le storie e le poesie create dai bambini sono il frutto di manipolazioni di oggetti di varia natura che, percepiti al tatto, alla vista, all’udito o all’odorato, hanno provocato in loro molteplici sensazioni e osservazioni, a volte anche molto lontane dall’immagine o dalla funzione dell’oggetto stesso, ma legate alla sola creatività della percezione. Le sensazioni si sono poi trasformate in parole che sono divenute traccia delle produzioni scritte. Altri lavori nascono invece dall’attenta osservazione di un’immagine nella quale “entrare” con la propria fantasia e i propri personaggi, altre ancora dall’ascolto di musiche classiche alle quali “abbandonarsi” e dalle quali lasciarsi guidare per inventare storie. Il tutto è stato accompagnato da piccole lezioni teoriche su che cosa sia un testo in prosa in relazione e contrapposizione ad uno in poesia e su cosa significhi quindi raccontare, narrare o invece creare versi.

Le prime creazioni di Laura
La lunga storia di Pif
Un giorno mi capitò di cadere su una nuvola bianca e molto morbida. Lassù c’era uno gnomo che solitamente abitava nel mare, l’acqua di quel mare era verde acqua e questo gnomo di nome Pif, quando andava sulle nuvole era gnomo, invece quando era nell’acqua era un delfino cucciolo.
Dopo anni trascorsi in compagnia di Pif avevamo scoperto che degli uccellini avevano nascosto un tesoro: delle conchiglie bellissime che avevano preso a Pif. Questo tesoro si trovava in mezzo a una nuvola bianca che sembrava cotone per disinfettare. La casa di Pif era una gigantesca conchiglia bianca, ma a Pif piaceva di più stare sulle nuvole. Un giorno anche io mi ero costruita lassù un letto comodo, comodo, ma a me piaceva di più stare nell’acqua verde; così io andai ad abitare nella casa nel mare di Pif e lui sulle nuvole. Quasi tutti i giorni ci incontravamo … così per tutti gli anni e tutti i giorni ci incontrammo e diventammo amici per la pelle.

La torta mista
Io sono Annalisa, una bambina di dieci anni a cui piace molto il cioccolato al latte. È la mia passione e per questo Chiara, la mia amica, mi ha regalato due barrette che in pochi secondi ho divorato. Alice, mia cugina, ha anche lei la passione per il cioccolato, ma fondente.
Un giorno, mentre ero a casa di Alice, lei si è preparata da sola una cioccolata in tazza e io le continuavo a dire che non era affatto buona! A lei non piace il cioccolato al latte! Così decidemmo di preparare una torta in cui abbiamo messo cioccolato fondente, cioccolato al latte e alla nocciola e in più la panna. Finito di farla, l’abbiamo decorata con fiori, farfalle e coccinelle di zucchero. L’abbiamo fatta cuocere ed era buonissima! L’avevamo fatta mista per gustare tutti i tipi di cioccolato.
Avevamo però combinato un bel guaio: la cucina della nonna era tutta sporca! In poco tempo io, Alice e mia cugina Chiara riuscimmo a ripulirla così bene che nessuno si accorse di nulla. La cucina brillava e inoltre era più pulita di prima, perché nonna veramente era un pasticciona!
Volevamo convincerci che tutti i tipi di cioccolato sono in realtà buoni e ci siamo riuscite e ci siamo anche divertite molto … è stata una bella avventura!

Baffy il gatto
C’era una volta un gattino a cui piaceva molto giocare con una biglia che aveva trovato un giorno al parco, durante una passeggiata. Questa però, era assai rumorosa e così Alice, la padrona del gatto Baffy, non voleva che ci giocasse in casa. Un giorno Baffy era in giardino a divertirsi con la sua bellissima biglia, ma ad un tratto, ebbe la visita di amici poco simpatici: arrivarono due topi!
Allora il gattino, furbo e astuto, lanciò la sua biglia in un buco della terra; qui c’era una talpa che fermò i due topi. Baffy scese così nel buco, perché ci passava molto bene. Nonostante si fosse messo d’accordo con la talpa per non far passare i topi, riuscì a riprendere la biglia, ma non le due piccole prede.
Tornato a casa, Alice gli chiese che avventura avesse vissuto quel giorno, allora lui incominciò a miagolare. Era orami tardi e si era fatto buio. Alice preparò da mangiare, così lui mangiò e si addormentò con la sua biglia vicino al camino. Il giorno dopo, uscendo in giardino, incontrò di nuovo i due topi e la sua caccia ricominciò. In silenzio, piano piano, gli si avvicinò, li prese di colpo e li mangiò, liberandosi così dei suoi due “nemici”.

Un albero
Da un albero scesero foglie
e l’albero sembrava un cesto
ma dopo un po’ rimase spoglio
un bambino corre e
profuma come un cuore,
è amore nel cielo.
L’Italia è unita
felicità nel mondo
un piatto sul tavolo,
è già autunno rubicondo.

Il sogno
Nella mattina è arrivata la neve:
ha coperto la terra in modo lieve.
Non vedo l’ora che spuntino i fiori,
perché sono pieni di tanti colori!
Voglio correre e saltare in giardino
in compagnia del mio cagnolino.
Giocando con una palla
sogno di essere una farfalla.
Nei campi spunteranno le spighe
io ne romperò le righe.
Nel buio una piccola stella
mi dirà che sono monella.

Le prime creazioni di Alessia

Un riccio viola
Un giorno andai in un bosco in cui c’erano tanti ricci di castagna; dopo cinque minuti circa, sentii qualcuno che parlava, mi guardai intorno, ma non vidi nessuno. La voce mi chiamava, ma non vedevo proprio nessuno, allora mi girai e mi accorsi che era un riccio che mi parlava!
Lo presi in mano e feci in modo di non pungermi, lo guardai e vidi che era viola su un fianco, decisi allora di portarlo al fiume, lo immersi nell’acqua, e lui mi disse che era molto piacevole essere nell’acqua; nel frattempo il viola se ne era andato.
Chiesi al riccio che cosa avesse fatto, il riccio rispose che un bambino, un po’ monello, lo aveva sporcato di viola, ma lui si era difeso pungendolo con i suoi aculei. Il bambino che lo aveva colorato, scappò via a gambe levate.
Invece il riccio ed io eravamo diventati buoni amici.

Alberi
Si specchiano sul lago
alberi belli più del sole
meglio delle scuole
foglie gialle come farfalle
foglie rosse come fuoco
foglie verdi come un cuoco …
Oggi è autunno
e domani ci sarà felicità
e tanta bontà
con il rosso e l’arancione
è arrivato l’autunno mascalzone!

Mamma
Lei è bella e buona,
nel più tenero abbraccio.
È bella nella solitudine,
e quando corre dal suo bambino
tutte la mamme hanno questa bellezza,
tutte hanno questa bontà.
Tutte le mamme hanno questa grazia
che viene dall’amore.
E le sue dolci parole
che vengono dal cuore.

Le prime creazioni d Nicola

Rufus
Mi chiamo Rufus e abito in una casetta in mezzo al bosco. Un giorno sono andato a pescare al lago di Ballone. Quando sono arrivato al lago, ho, come ogni volta, aperto la canna e ho lanciato il galleggiante con l’amo.
Ad un certo punto il galleggiante è scomparso ed io ho preso in mano la canna per recuperarlo, ma il pesce era troppo grosso! Inoltre era nero e quando è saltato, ho scoperto che era una trota gigante. Non ne potevo più, allora ho tirato la canna fortissimo e la trota è andata a sbattere contro il tronco di un albero e di corsa la sono andata a prendere.
Quando sono arrivato a casa, l’ho messa sulla bilancia, pesava 20 Kg! Alla sera l’ho cucinata, ma, mentre la stavo assaggiando, è arrivato un gatto che me l’ha rubata! Io l’ho inseguito e, ad un certo punto, mi sono lanciato addosso a lui e l’ho afferrato per la coda; mi sono ripreso così la mia trota. Sono tornato a casa e me la sono, finalmente, mangiata tutta.

L’assaggiatore di cioccolato
C’era una volta un assaggiatore di cioccolato che si chiamava Piero.
Un pomeriggio doveva andare ad assaggiare quattro tipi di cioccolato: fondente, al latte, alle nocciole e un cioccolato puro. Dovete sapere che Piero era allergico al cioccolato fondente e una volta mangiato, si sarebbe gonfiato come un palloncino; nessuno però lo sapeva, nemmeno lui. Piero doveva capire, assaggiando, di che tipo di cioccolato si trattasse.
Quando arrivò alla fabbrica, si presentò e poi cominciò ad assaggiare i vari tipi di cioccolato; assaggiò il primo ed esclamò: «E’ la latte!». Poi iniziò ad elencarne le caratteristiche, dicendo che sapeva di cacao, che era dolce e che gustandolo, sembrava di essere sopra alle nuvole!
Assaggiò il secondo e disse che era dolce, ma non seppe cos’altro dire. Il terzo era il cioccolato fondente, lo assaggiò, ma non riuscì a dire una parola che stava già volando in giro per la fabbrica.
Tutti cercarono di prenderlo, ma era troppo in alto, allora presero una corda e la lanciarono a Piero, affinché potesse scendere a terra. Una volta sceso, gli fecero una puntura, così si poté sgonfiare.
Dopo essersi sgonfiato, si scusò con gli altri e continuò ad assaggiare i restanti tipi di cioccolato.

Finito di “mangiare”, tornò a casa bello contento, ma anche un po’ dispiaciuto per il fatto accaduto.

Pippi

Faccina rosina
cordicella azzurrina.
Capelli arancioni
Vestito rossino con
colletto verdino.
Delicata come una farfallina
ma sporca come una “porcellina”.
Labbra carnose
con lentiggini marroni
collana tutta blu
e orecchini gialli
Pippi sei tu!

Primavera

I pesci comincio a pescare
mentre a sciare smetto di andare.
È finito l’inverno
e i fiori nei prati
cominciano a spuntare.
La pioggia qualche volta
sentire si fa
mentre il sole
più caldo diventa.
Gli alberi in fiore
comincio a vedere dalla vetrata
la Primavera finalmente
è arrivata!
Le prime creazioni di Selene

La spiaggia misteriosa

C’era una volta una bambina che si chiamava Valentina e abitava vicino al mare. Non appena arrivò alla spiaggia e vide la sabbia del mare, si tolse le scarpe; la sabbia era brillante, grigia e pizzicava i piedi ed era caldissima, il mare era blu.
Ad un tratto spuntò una balena, grassa e grigia che arrivò fino alla riva. Spuntarono anche due bambini, un maschio e una femmina, che salirono in groppa alla balena che li portò con sé a largo. I due bambini però sembravano avere un po’ di paura e ad un tratto il ragazzo cadde nell’acqua, la ragazza cercò di afferrarlo, ma anche lei vi cadde dentro; Valentina, che aveva osservato ogni cosa dalla riva, cercò di arrivare a nuoto fino a loro per aiutarli. Riuscì a caricare i due bambini nuovamente sulla balena, che scoprì, era molto simpatica e disponibile, ma, purtroppo per i due naufraghi, non ci fu nulla da fare, erano già morti.

Dalla finestra di casa mia

Il sol è tramontato
dietro al monte e dietro il prato.
Sul bordo della siepe profumata
si affaccia la chiesetta inargentata,
la gente del paese si raccoglie sull’altare
e sembra di sentire gli alberi sospirare.
Sul davanzale della finestra,
ciliegie, fragole e uva fanno festa!

Le prime creazioni di Paolo

Girolamo Gufus

C’era una volta un signore che si chiamava Girolamo Gufus e abitava a Londra.
Un giorno andò a Ravenna in vacanza. Decise di andare in spiaggia e mentre camminava sulla sabbia, vide una meravigliosa conchiglia; era brillante e luminosa più del sole, quindi decise di tenerla come ricordo. Ma, proseguendo, si sentì pizzicare, guardò sulla sua mano e vide un granchio. Scosse il braccio affinché il granchio mollasse la presa ma questi non si staccò.
La mano di Girolamo cominciò a gonfiarsi a poco a poco, tutto il suo corpo divenne come un enorme pallone. Mentre i bottoni della sua giacca si staccavano ad uno ad uno, partendo da lui come proiettili, l’uomo cominciò a volare verso il cielo e, sospinto dal vento, sparì all’orizzonte.
Mentre volava sopra le onde del mare, pensò che avrebbe fatto meglio a indossare i suoi guanti color marrone, che lo avrebbero protetto da qualsiasi morso e salvato da quel volo senza meta …
Dopo aver volato per molte ore sul mare, Girolamo, che si stava lentamente sgonfiando, atterrò su un’isola deserta. Il luogo era bello e, quando il corpo si fu sgonfiato completamente, cercò di procurarsi da mangiare.
L’isola era piena di frutti e il mare pieno di pesci. Piano piano imparò a pescare e a raccogliere i frutti delle palme. Si costruì anche una capanna e si trovò talmente bene su quell’isola che decise di restarvi per sempre. Anche perché, chissà quanto lontana era ora la sua Londra!

Il pallone parlante

C’era una volta un bambino di nome Carlo che amava molto giocare a calcio ed ogni giovedì andava ad allenarsi nel campetto vicino a casa.
Un giorno, durante un allenamento, fu colpito da un pallone, calciato violentemente da un suo compagno. Carlo cadde a terra e, mentre stava per rialzarsi, sentì il pallone dire: «Carlo, ti sei fatto male?». Sbalordito, non credendo alle sue orecchie, egli rispose che sì, gli aveva fatto un po’ male.
Poi Carlo gli disse: «Ma sai anche il mio nome?» – rispose il pallone: «Sì, io sono un pallone magico e ti posso dare consigli su come vincere la partita di domani. Portami a casa tua dopo l’allenamento e ti spiegherò come fare».
Dopo cena si ritirò in camera e chiacchierò con il pallone per un paio d’ore.
Il giorno dopo indossò la sua maglia azzurra e fece una partita strepitosa, portando la sua squadra alla vittoria. Alla fine della gara andarono tutti a festeggiare, mangiando una enorme torta di panna montata.
Però, in che modo il pallone magico avesse aiutato Carlo a vincere rimase sempre un loro segreto.

La storia di Emanuele

Mi chiamo Emanuele, sono un bambino simpatico e “salterino”. Vivo in campagna e sto per raccontarvi quello che mi è successo una mattina di primavera.
Mi sono alzato all’alba, ho fato colazione, mi sono lavato, ho messo la tuta e sono uscito in giardino a giocare. Il giardino era pieno di fiori, c’erano: primule, tulipani, campanule, gigli, rose …
Io li osservai uno ad uno e mentre li guardavo sentii uno strano odore e domandai a me stesso cosa fosse e da dove provenisse quell’odore. Guardai alle mie spalle e vidi un campo di girasoli.
I girasoli sono i miei fiori preferiti e allora mi dissi entusiasta: «I girasoli!!». Corsi al campo e annusai uno; il profumo del girasole mi fece sognare mi sembrò di essermi addormentato su una nuvola, ma fui interrotto da un rumore fortissimo e sentii una crepa nel terreno, – «La terra si apre! –gridai. Corsi verso il giardino e vidi che c’era una crepa nel campo di girasoli.
«Chissà da dove si è formata! » – mi domandai perplesso e, in quel momento, uscì mio fratello spaventato e mi domandò: «Cosa è stato?». Risposi che non lo sapevo e in quel momento la crepa si allargò ancora di più, fino a diventare un buco enorme. Ora il campo di girasoli era completamente diviso. Non facemmo però in tempo a sgomentarci che un forte odore amaro, simile a quello del caffè ci rapì. Ma non era caffè, era cioccolato! Andammo verso il buco e ne trovammo tantissimo, ma non riuscimmo mai a capire chi lo avesse portato fino a lì e come avesse provocato quella voragine. Forse una talpa gigante?

Poesia liberamente ispirata alla canzone “Nebbia cilentana” di Tricarico

La pianura padana
È più fredda di quella cilentana,
quindi giacinti blu
non ce ne sono più.
Per il freddo i fanti
Non stanno sull’attenti,
anche se la giornata
è appena iniziata.
Così, pregando San Pietro
i fanti sono tornati tutti indietro.

I candelieri

Tre candelieri reggono sfinitiI
tre candele pesanti come roccia.
Il secondo è un’isola piena d’erba
che mezza sta sopra un tavolo
blu come il mare e tutto verde.
Gi altri candelieri sembrano lava
sono gialli come il fuoco
come lava che esce dall’acqua.
In lontananza un signore con un fiammifero in mano
in un lampo accende tutto quanto!
A poco a poco le candele si son sciolte
e non ne è rimasto più niente …
per fortuna era un sogno
mi son svegliato
e poi di nuovo ho sognato.

Nuove creazioni ….

La sorpresa laghetto

Oggi il cielo è nuvoloso, ma con la fantasia riesco a colorarlo come se fosse un giardino fiorito. Corro a perdifiato verso qualcosa che non c’è, con la speranza di trovare, alla fine, un laghetto per tuffarmi.
Al posto di sassi e alghe, ci sono fragole, ciliegie, banane, kiwi; una macedonia assortita e dolcissima.
La compagnia della mia cara Trilly mi porta ad essere senza pensieri e con tanta voglia di restare in questo fantastico mondo, in cui tutto è colorato, profumato e in cui vorrei il tempo non passasse mai. Lei mi porta sempre in giro.
Un giorno trovammo una grotta nascosta e misteriosa. Eravamo ai piedi del Kilimangiaro; impaurite, ma curiose, entrammo. Era tutto buio! Trilly, più coraggiosa di me, continuava ad andare avanti finché, in lontananza, si vide un bagliore di luce … che paura! Ci ritrovammo in un luogo simile ad una stanza e lì trovai una bellissima sorpresa: riunite in cerchio con fiori di mille colori, c’erano ad aspettarci le tante amiche della mia fatina adorata.
Mi avevano preparato una festa a sorpresa per il mio compleanno, ricevetti da loro diversi doni della natura: fiori, frutti, piccoli animali molto graziosi. Ero al settimo cielo! Mai più mi sarei aspettata una cosa simile! Il tempo passò “velocissimamente” e purtroppo io e Trilly saremmo dovute ritornare ben presto alla “realtà”.
Era il giorno del mio decimo compleanno e ancora tante sorprese mi aspettavano … la sera avrei festeggiato insieme ai miei parenti, avrei ricevuto regali meravigliosa, ma la fantastica sorpresa di Trilly sarebbe rimasta nel mio cuore come un’emozione unica.
Tornando a casa, raccontai ciò che mi era accaduto alla mamma. Lei mi disse che le era capitata la stessa cosa quando aveva la mia età. Non sapevo se questo che mi era successo fosse stato vero o frutto di fantasia, ma era stato molto bello. Quando mi coricai nel mio letto, alla fine di questa lunga giornata, fui felice e dentro di me sperai che anche l’indomani mi portasse tante nuove avventure.
E infatti, grazie a Trilly, ogni giorno è una nuova, fantastica, sorpresa.
Laura

Tommaso rufus

Tommaso era un ragazzo povero, aveva due fratelli, il più grande di nome Cristian e il più piccolo di nome Pierino. Cristian lavorava sempre, mentre Tommaso leggeva libri per i suoi amici. Il più grande un giorno mandò via Tommaso, donandogli però un cavallo ed un carro; il giorno dopo Tommaso era già in cerca di un altro luogo in cui abitare.
Ad un certo punto “incontrò”, lungo la strada, un fiume in tempesta, aveva iniziato a piovere forte e Tommaso riuscì a ripararsi sotto ad un grosso masso; vi si addormentò. Quando si risvegliò, aveva smesso di piovere ed era spuntato un bel sole. Il fiume si era calmato e così decise di attraversarlo.
Il suo cavallo era molto stanco e affamato perché non aveva mangiato nulla; così, quando arrivarono a metà del fiume, il cavallo si fermò e Tommaso dovette spingerlo fino alla riva.
Arrivati alla riva, incontrarono una piccola tribù di indiani. Questi parlavano un’altra lingua e Tommaso pensò che volessero ucciderlo, così tirò fuori un fucile e cominciò a sparare. Per difendersi gli indiani impugnarono i loro archi e iniziarono a tirare frecce; ci fu così una piccola battaglia.
Poco dopo però, gli indiani cercarono il modo di far capire a Tommaso che venivano in pace e che volevano solo aiutarlo e lui accettò la loro generosa offerta d’aiuto. Portarono Tommaso al villaggio e lui decise di rimanervi non appena vide una ragazza bellissima che desiderava tanto conoscere. Rimase con loro imparò le loro abitudini e la loro lingua.
La ragazza si chiamava Sara, era alta, magra, aveva i capelli molto lunghi e si faceva sempre le trecce. Aveva un viso molto dolce ed era molto simpatica. Facevano passeggiate a cavallo e cacciavano insieme.
Dopo un po’ si sposarono ed ebbero dei figli e Tommaso diventò un indiano.
Nicola

Amoremani
C’era una volta un bambino di nome Elia che veniva dalla Macedonia in Italia per incontrare il suoi genitori che lì lavoravano. Un giorno, mentre era uscito a comprare le caramelle, si girò di scatto e vide davanti a sé una ragazza bellissima che poi seppe, si chiamava Francesca; Elia le chiese se volesse andare a casa sua e Francesca accettò l’invito.
Alla bambina piaceva correre e quindi Elia e Francesca giocavano a rincorrersi nei prati, nonostante la mamma di Elia non volesse. Mentre si divertivano, Elia chiese a Francesca se voleva essere la sua fidanzata e lei, un’altra volta, disse di sì.
Dopo un po’ però Elia vide Francesca con un altro bambino, andò su tutte le furie e corse dalla nonna a raccontarle tutto. Francesca lo aveva seguito per calmarlo in compagnia dell’altro bambino, ma non appena Elia lo vide, gli si avventò contro per picchiarlo. Per fortuna la nonna e Francesca riuscirono a fermarlo e quando arrivò a casa, la mamma, saputo l’accaduto, lo sgridò molto, ma cercò anche di aiutarlo a capire.
Dopo qualche tempo, il nonno portò Elia e sua sorella Maya al mare e qui Elia incontrò una bambina di nome Chiara che invitò subito a casa a giocare con lui. Anche a lei chiese se volesse diventare la sua fidanzata, ma questa volta fu molto più fortunato e la storia durò a lungo e furono felici.
Alessia

Sta sorgendo la pacepace
Una bambina di nome Sonia decise di andare a fare un giro con una amica: un passeggiata nel bosco. Le due bambine camminarono lungo il prato e trovarono funghi, fiori, alberi da frutto e ruscelli. Scorsero dei sassi “brillanti”, in un angolo pieno di sole, decisero così di fermarsi a mangiare lì, in quel posticino caldo. Il loro pranzetto consisteva in: una confezioni di patatine, pomodori e insalata già condita, salsicce e pane.
Ma, ad un certo punto, scese dall’alto una valanga di sassi violentissima, Sonia e Chiara corsero via, ma la valanga le travolse. Intanto la mamma di Chiara andò dalla mamma di Sonia per sapere se le due bambine fossero tornate a casa. Chiamarono così i soccorsi. Subito nessuno dei soccorritori si accorse della valanga caduta, ma ad un certo punto furono sorpresi da un orso che li inseguì fino all’elicottero dal quale erano scesi e furono costretti a fuggire. Avevano trovato però un cestino pieno di sassi e una coperta.
Si era fatta ormai sera e le due bambine videro il tramonto. Per fortuna, con tanta fatica, riuscirono a liberarsi e si rifugiarono in caverna: la caverna Tala. Qui si addormentarono, nonostante Chiara avesse un po’ paura, perché sentiva la presenza di qualcuno. Si svegliarono quando stava per sorgere il sole. Le madri appena svegliate aspettavano notizie di Chiara e Sonia.
Nella terra dove si trovavano le due bambine c’era un grosso e profondo buco.
I soccorsi ripresero le ricerche dal luogo in cui avevano incontrato l’orso Grisly. Le bambine sentirono l’elicottero e uscirono dalla caverna ed erano entrambe in groppa all’orso, anzi all’orsa! Le portò verso l’elicottero; le bambine ringraziarono di cuore l’orsa ed il suo piccolo che era venuto alla luce poche ore prima, anche grazie a loro.
Sonia e Chiara vennero portate all’ospedale, avevano tanti graffi, ma nulla di grave.
Il girono dopo tornarono nel bosco a ringraziare di nuovo l’orsa e le rimasero così affezionate che ogni giorno, per molto tempo, andarono da “lei” a portarle da mangiare.
Selene

La storia del pinguino Ciocco pinguini
Questa è la storia del pinguino Ciocco che viveva tra i ghiacciai insieme dell’Antartide insieme al suo papà e alla sua mamma. Un giorno, mentre tornava da scuola, vide un negozio di dolciumi. Strana cosa in mezzo ai ghiacci!
Non ci pensò due volte e corse fino al negozio; dalla vetrina vide: manicaretti in quantità, lecca lecca, caramelle, due scatole di palline di zucchero e poi … del cioccolato!! C’erano conigli, palline, gelati e anche barrette, tutte fatte di cioccolato. In un “colpo di fulmine” Ciocco entrò dentro al negozio e lo sfondò da cima a fondo, prese tutti il cioccolato che c’era e tornò a casa.
A metà strada un altro pinguino gli fece lo sgambetto e Ciocco cadde a terra di testa. Il pinguino dispettoso gli prese tutto il cioccolato e corse via a gambe levate.
Ciocco disperato corse a casa e raccontò al papà ciò che era successo. Il papà rispose: «Me la prenderò con chi ha fatto questo dispetto, ma prima penserò a te. Perché hai rubato il cioccolato??
A Ciocco fu data la punizione che meritava: non poté più uscire di casa finché il papà non glielo avesse permesso di nuovo.
Così Ciocco dovette stare in casa per molto tempo.
Un giorno disse al padre che avrebbe voluto riparare al danno fatto e il padre ne fu felice. Ciocco corse allora dal pinguino dispettoso a riprendere il cioccolato.
In fondo al paese c’era un cancello enorme e Ciocco non sapeva come fare per oltrepassarlo. Si guardò intorno e vide una corda; mentre la fissava ebbe un’idea e disse tra sé: «Potrei usarla per arrampicarmi!». La legò quindi a lazzo e la lanciò a una sbarra del cancello. Si tenne forte e vi si arrampicò sopra.
Poi scese dall’altra parte e corse lungo il viale. Alla fine del viale incontrò il pinguino dispettoso che pentitosi e venuto a sapere della punizione subita da Ciocco, gli disse: «Ho fatto male a rubarti il cioccolato, te lo voglio ridare!»
Il pinguino gli ridiede il cioccolato e Ciocco tornò a casa; qui fuori ad aspettarlo c’era il papà che gli disse che ora avrebbe dovuto riportare il cioccolato al negozio e chiedere scusa al negoziante per l’accaduto. Così fece, con tanta vergogna e pentimento.
Da allora Ciocco non rubò più nulla, tanto meno il cioccolato.Paolo

“Il cerchio dell’Oralità”: Una storia, tante storie

Abbiamo tentato, con quest’ultimo esercizio, di riprodurre una sorta di narrazione antica. Un tempo le storie venivano narrate, il desiderio di raccontare e raccontarsi, insito nell’uomo, viveva attraverso la voce, la mente, la memoria. C’era addirittura una divinità, la dea Mnemosine che entrava in scena per aiutare l’uomo a ricordare, ad evocare e a creare un ponte, attraverso la voce e la narrazione tra Dio e l’uomo. Ma come facevano i nostri antenati a ricordare intere storie, intere saghe? E in che modo le ricordavano? Si mettevano intorno ad un fuoco, attiravano tanta gente e piano piano “cucivano” nella loro mente le parole, le frasi, i discorsi ascoltati e poi trasformavano tutto in storie per la gente; noi ora abbiamo il cinema, la televisione, quello era invece il loro solo modo di comunicare, capire e divertirsi. Probabilmente la loro conformazione mentale, ignara, o quasi, della scrittura e quindi certa che per imparare e capire ogni cosa occorreva memorizzare, era molto diversa dalla nostra che sa che non deve necessariamente mandare tutto a memoria perché lo può anche scrivere, ma abbiamo provato comunque a ricreare quella situazione e ad essere per una volta, “piccoli cantastorie del 2000”. Ci siamo messi tutti in cerchio e passandoci un piccolo cembalo per “darci il la”, abbiamo detto, ognuno una parola (ad es.; fuoco, poi acqua etc. …), poi al secondo giro, ognuno, con l’aiuto di quelle prime parole, ha iniziato ad immaginare e a realizzare un pezzetto di storia che mano mano andavamo “cucendo” insieme, ma tutto solo attraverso la voce, senza scrivere nulla. Solo a storia conclusa, ognuno ha scritto, seguendo il “filo della memoria”, ciò che del racconto aveva trattenuto, ciò che ricordava. I più piccoli invece hanno riprodotto ciò che ricordavano attraverso il disegno.
La stesura non è stata univoca e ognuno ha tolto o aggiunto qualcosa di nuovo alla storia, un po’ come succede ogni volta che riportiamo un discorso o un racconto che ci hanno detto e come certamente succedeva migliaia di anni fa … Ed è così che sono nate alcune tra le storie più antiche e più belle del mondo (l’Iliade e l’Odissea, il Poema di Gilgamesh, Le mille e una notte e tante a altre ancora): “cucendo”, pezzetto dopo pezzetto tante parole, tanti racconti, tante “Voci” .

Alla ricerca dell’arcobaleno (prima versione)
Pioveva a dirotto e Giovanna aspettava con ansia che tornasse il bel tempo. Improvvisamente arrivò una folata di vento e apparve una strega che piangeva. Giovanna era stupita perché le streghe non piangono! Prese l’ombrello, le corse incontro e le chiese: – Perché piangi? Non ho mai visto una strega piangere! –
La strega le rispose, piangendo: – Sai, prima ero una farfalla, poi un mago cattivo, il mago Trivelius, mi ha reso strega e, prima di sparire, mi ha detto che sarei tornata farfalla, solo se avessi rubato all’arcobaleno il colore viola. –
Giovanna le chiese come fosse possibile riuscire a rubare un colore all’arcobaleno e a soprattutto a sapere in quale luogo si trovasse. Proprio in quel momento arrivò una lucciola, forse una fatina, che diede loro questo consiglio: – Andate nel paese dei colori, lì troverete quello che cercate!
Giovanna chiese come si facesse ad arrivarci e la lucciola le disse ancora: – Si trova oltre lo spazio, ma possiamo arrivarci con l’aiuto della mia amica aquila bianca. Seguitemi, vi porterò da lei.
Così, Giovanna e la Strega Farfalla seguirono la Lucciola Fatina che li condusse ad un albero altissimo che aveva sul tronco qualcosa di simile a piccole scalette; riuscirono così a salire fino alla cima e là videro l’aquila bianca.
La lucciola stava ancora parlando con la sua cara amica, quando l’aquila disse loro: – Forza, salite sulla mia groppa, vi scorterò fino al paese dei colori. –
Salirono tutti in groppa all’aquila, che, aperse le sue immense ali e spiccò il volo. Forse passò molto tempo, ma a Giovanna sembrarono solo cinque minuti ed erano già alla città dei colori!
Era tutto colorato, le case erano blu come il mare, i fiumi d’argento, i fiori di color rosso mescolato al blu, gli animali gialli e l’erba era color nocciola. – L’arcobaleno sta sul palazzo del Re dei Colori – disse l’aquila che conosceva molto bene il paese in cui si trovavano. Improvvisamente il cielo, prima così celeste, si fece più scuro. – Dobbiamo rubare il colore viola prima che si faccia tutto buio! – urlò disperata la Strega Farfalla.
Ma nel frattempo la lucciola era già arrivata fino all’arcobaleno, si era immersa nel colore viola ed era volata via, verso i suoi amici: – Presto – disse – Nessuno sembra essersi accorto di noi, andiamocene! –
Giovanna non capì molto bene cosa fosse successo e in che modo la lucciola avesse preso il colore all’arcobaleno, ma tutti la seguirono fiduciosi. Non appena planarono a terra dal cielo, la lucciola disse alla Strega: – Ho intrappolato il colore viola dentro di me, ora non devo far altro che perdermi in te e in un attimo le tue ali si tingeranno di viola e sarai di nuovo farfalla! –
– Ma così morirai, fatina mia – le disse Giovanna.
– Non voglio che tu sacrifichi la tua vita per me – replicò la Strega Farfalla.
– Non preoccuparti farfallina mia, io non morirò veramente, continuerò a vivere in te e la mia luce ti proteggerà da tanti maghi cattivi e ti illuminerà il cammino. Infondo a questo servono le lucciole. – Appena pronunciate queste parole la lucciola entrò nella bocca della Strega e in un istante lei tornò farfalla. Ma una farfalla tutta viola e così lucente, come mai se n’erano viste prima.
Giovanna non credette ai suoi occhi e da quel giorno si convinse che le lucciole fossero piccoli angeli vestiti di luce.
Alla ricerca dell’arcobaleno (seconda versione)
Giovanna stava aspettando l’arcobaleno, ma pioveva ancora tanto. Nel frattempo le apparve una strega in lacrime e a Giovanna sembrò strano, perché di solito le streghe non piangono.
Allora Giovanna le chiese perché piangesse e lei le rispose che una strega cattiva l’aveva trasformata così, ma in realtà lei era un farfalla!
Così, a Giovanna venne un’idea: andare lassù in cielo a prendere il viola all’arcobaleno, perché aveva sentito che quel colore avesse poteri magici. Ma non sapeva come fare, quando arrivò un’aquila, scesa da un albero di noci, in compagnia di una lucciola; Giovanna chiese loro se potessero portare lei e la Strega fino al cielo.
Partirono e arrivarono fin lassù … l’arcobaleno era proprietà del Re dei Colori che in quel momento dormiva. Le guardie, non avendo mai visto una lucciola, si lasciarono distrarre dal suo luccichio, e così Giovanna riuscì a salire in groppa all’arcobaleno e a intrappolare il colore viola dentro una piccola boccettina di vetro. Poi tutti scapparono via.
Fu così che la strega, grazie al colore viola dell’arcobaleno, riuscì a ritornare farfalla, ma da quel giorno, all’arcobaleno che sorge sul paese di Giovanna manca il viola. Ma ogni volta, la farfalla dalle ali viola vola fino a “lui” e danzando lo ringrazia per il suo prezioso dono.
Alla ricerca dell’arcobaleno (terza versione)
C’era una volta una bambina di nome Giovanna che aspettava con ansia il sorgere dell’arcobaleno. Ad un certo punto arrivò una folata di vento e apparve una strega in lacrime. Giovanna era curiosa e le chiese: – Perché piangi?
Un mago cattivo mi ha trasformato in una strega, ma io ero una bellissima farfalla! Mi potresti aiutare? Tu che sembri essere così buona e che mi pare, stia aspettando proprio l’arcobaleno! – Le rispose la Strega.
Giovanna le disse che avrebbe provato ad aiutarla. La strega le spiegò che avrebbero dovuto rubare un colore all’arcobaleno, così lo aspettarono insieme. Ma l’arcobaleno proprio non voleva arrivare!
All’improvviso una lucciola iniziò a volare sulle loro teste e capirono subito che si trattava di una fatina. Questa chiamò una bellissima aquila bianca e le disse: – Mi devi aiutare, amica mia! Ho sentito che la piccola Giovanna aveva bisogno di me per aiutare questa strega buona e sono subito accorsa in suo aiuto, ma senza di te non posso farcela ad arrivare fino al cielo! –
– Certo cara lucciola, però poi tu dovrai farmi luce durante la notte per molto tempo, così potrò cacciare indisturbata! – Le rispose l’aquila bianca.
Così Giovanna salì in groppa all’aquila e volarono via fino al Castello dei Colori, regno dell’arcobaleno. Appena arrivati scoprirono che in realtà a creare l’arcobaleno non era che il Re dei Colori con la sua corona e ne rimasero un po’ delusi. Ma la lucciola non si perse in inutili nostalgie e volò fino alla corona, che riluceva come il sole, e non appena la pioggia incontrò la sua luce, che subito si trasformò in tanti colori, vi portò via il viola e poi se ne scappò.
Le guardie, non appena si accorsero del furto, iniziarono a lanciare frecce di colore, cercando di abbagliare i due ladri d’arcobaleno, ma l’aquila, con il suo volo alto e regale portò la lucciola lontano, verso la terra.
Arrivati dalla strega, le misero subito il colore, che formava una piccola corona, sulla testa e, in un istante, tornò ad essere una bellissima farfalla. Lei, Giovanna e l’aquila da quel giorno, furono per sempre amiche. E alla corona del Re dei Colori mancò, da allora, il colore viola.

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Adesso tocca a noi: visita area di recupero carta e imballaggi

Il giorno 5 aprile abbiamo visitato l’Area di Recupero Ghirardi, a Parma
È un luogo dove la carta raccolta viene selezionata, ripulita e imballata.
Questa ditta fa parte del gruppo COMIECO
(Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base cellulosica)
L’area è suddivisa in tre diversi magazzini di lavoro.
Nel primo arriva la carta proveniente dalla raccolta differenziata; nel secondo arriva la carta dalle cartotecniche o dalle ditte (sono ritagli oppure serie di carte stampate per sbaglio o avanzate);
nel terzo magazzino viene lavorata la carta proveniente da diversi archivi che deve essere sminuzzata.
La selezione avviene inizialmente con dei macchinari detti vagli rotanti e poi anche a mano tramite varie operaie.
In quest’area vengono lavorate 70.000 tonnellate di carta all’anno di 14 tipi diversi.
In commercio, però, esistono più di 40 tipi diversi di carta.
Le balle di carta confezionate vengono vendute alle cartiere: il 30% resta in Italia e il 70 % viene spedito in Cina con viaggi in nave di ben 3 mesi!
Oltre alla carta in quest’area viene separata e trattata anche la plastica (ma soltanto quella da imballaggi che arriva dalle ditte) e bancali di legno usati per trasporto.

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IL 16 MARZO: FESTA PER L’ITALIA

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TUTTI IN PISTA!

IN UNA LIMPIDA GIORNATA DI FEBBRAIO SIAMO ANDATI A SCIARE A SCHIA IN COMPAGNIA DEGLI ALUNNI DI BEDUZZO

tutti in pista

I principianti

Ormai siamo bravi!

Teniamo d'occhio le punte degli sci!

Hai visto com'è facile?

Tutto bene?

Risalire senza fatica.

Loro sono i più bravi!

Guardate che ombra lunga !

Ormai non cado più

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E adesso tocca a noi…riciclare

Come si fa la carta riciclata?

Occorrente:
carta usata ma non sporca
un telaio costruito con rete fine(1mm) e listelli di legno (meglio se apribile)
una bacinella abbastanza grande da poterci far entrare il telaio
colori a tempera o alimentari
colla da parati
un frullatore elettrico
molti teli o stracci da asciugare la carta.
PROCEDURA
Raccogliere la carta in classe

raccolta differenziata

raccogliere la carta usata ma pulita

Stracciare la carta a pezzi piccoli (meglio se passata nel distruggidocumenti!)

stappare a pezzetti la carta

stappare a pezzetti la carta

Metterla in ammollo per una o due notti

mettere in ammollo per due giorni circa

mettere in ammollo per due giorni circa

Manipolarla bene per ridurla in poltiglia
(Aggiungere qualche goccia di amuchina o candeggina per evitare odori spiacevoli!)

manipolare la carta per scioglierla bene

manipolare la carta per scioglierla bene

Poco per volta frullare il composto aggiungendo un po’ di colla da parati diluita in precedenza e un po’ di colore a tempera a piacere

otterrete questo composto

otterrete questo composto

Versare in una bacinella grande con abbondante acqua

frullare con un frullatore poco per volta e aggiungere colla e colore, poi metterla nella bacinella grande con molta acqua

frullare con un frullatore poco per volta e aggiungere colla e colore, poi metterla nella bacinella grande con molta acqua

Con il telaio entrare nell’acqua e pescare i fiocchi di carta in modo che si dispongano ben distribuiti sulla retina

con il telaio raccogli i fiocchi di carta e fai scolare bene

con il telaio raccogli i fiocchi di carta e fai scolare bene

Capovolgere il telaio su di un telo preparato e tamponare bene sul retro per asciugare l’acqua in eccesso e per fare staccare il foglio

scaravolta il telaio su di un telo pulito, tampona sul retro e fai distaccare il foglio di carta

scaravolta il telaio su di un telo pulito, tampona sul retro e fai distaccare il foglio di carta

Appendere ad asciugare il telo col foglio attaccato oppure lasciare su di un ripiano con altri teli o giornali sotto per assorbire l’acqua

fai asciugare il foglio su dei teli con sotto dei giornali

fai asciugare il foglio su dei teli con sotto dei giornali

Dopo uno o due giorni il foglio è pronto e si può staccare facilmente dal telo

...oppure appendere i teli ad asciugare con il foglio attaccato

...oppure appendere i teli ad asciugare con il foglio attaccato

Se fosse un po’ ondulato si può stirare col ferro a vapore.

i fogli di carta dopo pochi giorni saranno asciugati e pronti

i fogli di carta dopo pochi giorni saranno asciugati e pronti

Volete qualche idea per l’utilizzo?
Noi abbiamo preparato:
dei bigliettini per la Festa della Donna;

mini biglietti nelle varie occasioni!

mini biglietti nelle varie occasioni!

dei biglietti di auguri più grandi;

biglietti di auguri raffinati

biglietti di auguri raffinati

inoltre prepareremo delle sorprese per Pasqua e/o per la festa della mamma…. Vedremo

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riciclare a carnevale

Carnevale
Fra poco sarà carnevale.

Abbiamo fatto le maschere di carta di giornale.
1. gonfiare un palloncino.palloncino

2. strappare delle strisce di giornale.

striscioline

3. incollare le strisce su metà palloncino.

incollaggio

4. fare 4 o 5 strati di carta incollata.

palloncini incollati

5. dipingere la maschera di bianco

dipingere di bianco

6. dipingere la maschera con i colori

dipingere con i colori

7. dare una mano di vernice trasparente

vernice trasparente

9. attaccare un elastico per indossarla e capelli di lana se occorre

10. così la maschera è pronta

Queste sono le maschere finite: due pagliacci , due porcellini, un lupo, una zebra, un cane , un uomo ragno e due teschi , di cui uno indossato a rovescio! ( a carnevale ogni scherzo vale!)

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